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Storie dal Brasile ...
(Gennaio 2oo6)
Questa é una storia allegra che poteva succedere solo in Brasile, dove si racchiudono le contaddizioni dell´ intero pianeta, ma anche le piú grandi e coraggiose sfide di un popolo che si rinventa ogni giorno. |
I fatti: nel 1992, fu fondata la DAVIDA (Della vita) una ONG che aveva per missione la difesa e il riconoscimento dei diritti delle prostitute di 26 regioni del Brasile.
La DAVIDA dedica le sue energie quotidiane alla produzione e alla divulgazione di un giornale chiamato " Beijo da Rua" (Bacio di strada), all´organizzazione di un centro di ricerca sulla prostituzione e alla lotta per la definizione
di leggi che riconoscano e tutelino la professione con i relativi diritti sanitari. Tra le iniziative piú recenti, la DAVIDA há creato una linea di abiti per prostitute, interamente concepiti e realizzati da un gruppo di 25
prostitute di Rio de Janeiro. Confezionati con tessuti comprati a peso
nei negozi all´ingrosso delle grandi capitali del Brasile, i vestiti
sono diventati una realtà che esprime, come si usa fare, una filosofia
di lettura e di identità: " vestiti sensuali, non volgari, esclusivi,
per le occasioni che accompagnano la vita di una prostituta, il suo modo
d´essere e di sentire".! La storia continua nella Piazza Tiradentes , al
centro di Rio de Janeiro. Qui, sotto gli occhi esterrefatti dell´ alta
borghesia carioca, la collezione é stata presentata su una passerella
ricoperta di petali di rosa. Il nome del marchio? DASPU, forma contratta
di Das Putas: Delle Puttane. Per capire meglio la genialità di questa
idea, bisogna risalire alla creazione del più lussuoso tempio del
consumismo brasiliano, la DASLU: un maestoso palazzo di stile
neoclassico, dove sono venduti i prodotti più cari del pianeta, tra cui
Chanel, Prada, Armani, Louis Vuitton, Gucci, Valentino, oltre agli
elicotteri Robinson, automobili di lusso ed altri vezzi, come cravatte
da 900 dollari. Diciamo che é proprio un miracolo riuscire a far
combinare gli elicotteri Robinson con le favelas della città.
I ventimila metri quadrati occupati da questa Matrix del lusso, fornita di
ben ottantasei bagni, esistono davvero e sono appunto a S. Paulo, cittá
di immigrati italiani e giapponesi, abitata da ricchi ricchissimi e da
poveri poverissimi, la cui miseria è il risultato delle ripetute
migrazioni dalle terre aride del nordest del Brasile, quelle raccontate
da Glauber Rocha nei suoi film.. La descrizione dello sfarzo surreale
della DASLU ci aiuta a comprendere meglio la forza del nome DASPU, che
ha anche a suo favore il gioco di parole e di concetti che ne hanno
determinato la scelta.
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Cosa poteva succedere? La DASLU há scatenato le
sue ire, minacciando di denunciare la DASPU, se non avesse cambiato il
nome. Ma bisognava spiegare, e senza tergiversare, le ragioni
dell´intimidazione: in verità "loro" non erano che puttane e la
somiglianza del marchio un´offesa che nuoceva all´immagine della DASLU. |
Convinta che le prime minacce bastassero a schiacciare l´iniziativa del
gruppo di donne della DASPU, la proprietaria della DASLU, insieme ai
suoi avvocati, si è trovata di fronte alla determinazione di persone
coscienti, in qualche modo fiere e tranquille rispetto alla propria
scelta di vita, infine certamente capaci di considerare dall´alto in
basso lo sgomento e l´imbarazzo dei querelanti, di fronte al reciso
rifiuto di cambiare il nome del marchio. La DASLU non immaginava che con
la sua reazione avrebbe contribuito alla costruzione dell´ immagine
della DASPU, come ad una delle creazioni di marketing e di pubblicitá
piú eloquenti e significative degli ultimi tempi. Si istalla il fenomeno
e piovono interviste sui giornali brasiliani, mentre si prepara una
nuova sfilata prevista a marzo. Credete che la storia sia finita?
Assolutamente no.! Proprio mentre tutto cio´ accade la vita riserva una
sorpresa. Dopo mesi di ricerche della polizia federale e del fisco
brasiliano, in un operazione segretissima chiamata " Operazione Nariso",
i giudici hanno accusato la proprietaria della DASLU di evasione e frode
fiscale, contrabbando e associazione a delinquere. L´impero della DASLU,
comprava all´ estero e sostituiva le ricevute fiscali con la
collaborazione delle grandi imprese di importazione. La somma delle pene
minime dei reati imputati ammonta a vent´anni di reclusione. "La
signora" non è in galera e non sappiamo cosa succederá. Sappiamo solo che per una volta, invece della triste e solita storia di ricchi che infrangono le leggi per diventare ancora più ricchi, possiamo raccontare
una storia diversa che parla di giustizia e di allegria...
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