Referendum sulla legge 40: I perché dei nostri SI'

Ci siamo, inizia il conto alla rovescia per il Referendum che chiede l'abrogazione di molti articoli della legge sulla fecondazione assistita, la legge 40/2004.

Il 12 e il 13 giugno gli italiani avranno l'opportunità di esprimere il loro giudizio sulla legge 40, che arrivata tardi rispetto al contesto europeo e, ad un anno dall'approvazione, ha già dimostrato di creare ai cittadini italiani più problemi di quanti non intendesse risolvere. Non è riuscita a governare un ambito della medicina che negli ultimi venticinque anni comunque aveva trovato una sua forma di autoregolamentazione nel codice di deontologia dei medici e che avrebbe avuto la necessità di poche regole, ma chiare. Mentre, i dati confermano che il 15/20% delle coppie infertili è partita per altri Paesi europei (Spagna, Svizzera, Belgio, Grecia, e Slovenia), mentre non poche coppie hanno rinunciato ed in futuro aumenteranno le richieste di aborti terapeutici, perché non si lascia più libertà di conoscere lo stato di salute dell'embrione, decidendo di non trasferirlo, laddove risulti affetto da gravi malattie genetiche. Ma perché questa legge ha meritato tanti aggettivi negativi, tra cui quello di legge "cattiva" ?

Perché parte capovolgendo le finalità stesse che l'avrebbero dovuta ispirare. Ce lo rivela l'enunciazione dell'art.1: tutelare la potenzialità di vita, il concepito, allo stesso modo che l'uomo e la donna già nati. Ma, nel tentativo di proteggerlo sopra ogni altra ragione, di fatto si giunge al paradosso che nega al concepito di nascere. Ciò è dovuto alla diminuzione degli indici di successo della fecondazione in vitro generati dalle molte limitazioni tecniche a cui i medici, espropriati della loro scienza e coscienza, devono attenersi secondo la legge. Ma veniamo ai quesiti. Il primo (scheda celeste) dal titolo "Procreazione medicalmente assistita, limite alla ricerca clinica e sperimentale sugli embrioni", chiede di abrogare tutti quegli articoli della legge che impediscono, direttamente o indirettamente, l'utilizzo delle cellule embrionali per lo studio e la produzione di cellule staminali. Il Comitato referendario di fatto chiede di rendere disponibili i soli embrioni soprannumerari, abbandonati, mentre si conferma il divieto di creare embrioni con lo scopo di destinarli alla ricerca.

Il quesito n° 2 (scheda arancione) dal titolo: "Procreazione medicalmente assistita, norme sui limiti all'accesso" è meglio noto come " tutela della salute della donna". Infatti, qui si propone di rimuovere alcuni paletti, che la legge impone per l'esecuzione delle metodiche e che, secondo gli operatori modificano in peggio i risultati e l'efficacia della fecondazione in vitro. Si tratta della limitazione a tre degli embrioni da produrre, dell'obbligo di impiantarli tutti con un solo trasferimento e dell'impossibilità per la donna di recedere dal proprio consenso al trasferimento, dopo l'avvenuta fecondazione. Cancellando alcune di queste limitazioni con il quesito referendario, si ripristinerebbe di fatto la possibilità di praticare la diagnosi genetica di pre impianto sugli embrioni che potrebbero aver ereditato dai genitori patologie genetiche o virali gravi, possibilità consentita in tutti i paesi europei. Inoltre, anche questo quesito ripete l'abrogazione del divieto di congelamento degli embrioni e di quegli articoli che restringerebbero l'accesso alle fecondazione in vitro alle sole coppie infertili e sterili, escludendo tutti i portatori di malattie genetiche o virali gravi.

Il quesito n°3 (scheda grigia), di certo è stato quello con una maggiore valenza simbolica e politica, Infatti, è stato sottoscritto da un comitato diverso, costituito di dodici donne e due uomini. E' il quesito meglio noto come "Dei diritti della madre e del concepito" che chiedeva l'abrogazione dell'articolo 1 della legge, secondo comma e di altri articoli collegati. Ciò in nome del principio giuridico della gradualità delle tutele secondo il quale il concepito (ovocita fecondato) non può avere gli stessi diritti o tutela maggiore della madre, come invece l'intero testo di legge vorrebbe affermare. Ma proprio con questa argomentazione la Cassazione e poi la Corte costituzionale nel giudizio di ammissibilità hanno assimilato le conseguenze del secondo quesito al terzo. Proprio perché il nostro ordinamento parla chiaro: la velleità di riconoscere la supremazia del concepito non è condivisibile in base all'ordinamento vigente.

Infine, il quarto quesito (scheda rosa) "Donazione di gameti o fecondazione eterologa", è quello più semplice nella formulazione, ma di certo il più discusso. Infatti, chiede l'abrogazione del divieto assoluto della donazione volontaria e gratuita di ovociti e spermatozoi da parte di terzi estranei alla coppia, quella che con termine improprio è stata definita "fecondazione eterologa". Si tratta di un errore anche linguistico perché "eterologo" è ciò che appartiene ad una specie diversa e porta con sé una valutazione negativa che esclude l'atto di una donazione solidale, per esempio. Da un punto di vista medico, inoltre, non vi è nessuna controindicazione a questa donazione, anzi spesso è l'unico modo per offrire una soluzione ad un partner del tutto sterile (dopo chemioterapie, o perché privo di spermatozoi o ovociti per cause genetiche). Tuttavia, è chiaro che il presupposto giuridico del divieto non è basato sul principio di precauzione, quanto su una scelta etica che valuta in modo negativo la cosiddetta "adulterazione biologica" della discendenza all'interno di un nucleo famigliare, valutazione che il comitato referendario chiede che sia lasciata alla coppia e alla coscienza individuale.

di Monica Soldano:
[Presidente dell'Associazione Madre Provetta onlus e componente il comitato referendario nazionale]